IL GRANDE VIAGGIO

DEL DIVINO DANTE

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prima rappresentazione al

FESTIVAL INTERNATIONAL DU THEATRE DU SAHARA

coreografia LUCA BRUNI / ELEONORA CANTARINI

scene e costumi MARIO FERRARI

musiche MARCO SCHIAVONI

interpreti LUCA BRUNI, ELEONORA CANTARINI, MARIO FERRARI

e con la partecipazione straordinaria di MASSIMO BELLI

progetto sostenuto da

REGIONE UMBRIA

MINISTERO DELLA CULTURA ( MiC )

ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI TUNISI

con il patrocinio di:

AMBASCIATA DELLA TUNISIA A ROMA

partner del progetto in Tunisia:

NESS EL FEN ( C.ie Syhem Belkhodja )

#work-in-progress a Tunis
Lo spettacolo, dopo il debutto del 22 Marzo al Festival Int. del Teatro del Sahara, sarà presentato alla Rassegna BODIES a Corinaldo ( 29 Magio '21 )
e poi, in estate, in cinque fra i maggiori siti archeologici della Tunisia ( Luglio ) e a seguire in Umbria ( Agosto ).
In questo momento la compagnia è in residenza al Centre Culturel Menzah VI di Tunisi per le prove con i danzatori della C.ie SyBe
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Il 2021, l’anno dei settecento anni dalla nascita di Dante, è per noi italiani motivo di celebrazioni: ma cosa celebriamo esattamente? Un grande, sommo poeta o l’opera letteraria? Oppure, cosa ancora più preziosa, il messaggio nascosto tra le righe della Divina Commedia? Come fece Dante, la riflessione si spinge alla ricerca di quell’essere umano che si perde costantemente, per poi cercare di “ritrovarsi” e, per quanto possibile, migliorarsi. Il lavoro coreografico è quindi un percorso che scende dentro la mente e l’animo dell’uomo, girovagando fra i suoi dubbi, cercando laddove la parola scritta suscita immagini e riflessioni profonde. 

Si parte, in maniera quasi scontata, dall’Inferno, dall’immagine di un uomo fisicamente intrappolato in un ammasso di rami, per poi perdersi nei cerchi in cui Dante, sapientemente, ha collocato i nostri lati oscuri. Virgilio accompagna Dante e lo protegge contro i mostri che abitano quei luoghi tenebrosi da cui emana un odore fetido,  cosparso di corpi dilaniati che tendono i propri arti verso altre mani altrettanto dannate.  Questa prima parte è interpretata da due soli uomini.

«Oh!», diss'io lui, «non se' tu Oderisi, l'onor d'Agobbio e l'onor di quell'arte ch'alluminar chiamata è in Parisi?»… Il miniatore Oderisi da Gubbio citato da Dante non è l'unico cittadino di Gubbio presente nella Divina Commedia, ma egli viene qui citato con una nota dolente che ricorda il rapporto non proprio felice fra Dante e l’Umbria. Nel Purgatorio Dantesco i personaggi hanno delle profonde assonanze con le miniature dei tomi di Oderisi. Nella miniatura il personaggio delineato nella sua perfezione stilistica sembra prendere vita sul "folio". Nel Purgatorio gli individui restano cristallizzati nelle loro colpe e fluiscono in un percorso lentissimo di espiazione sperando di raggiungere l'orizzonte della redenzione per assurgere al Paradiso. Questo percorso , quasi rituale, sembra essere racchiuso nei virtuosismi stilistici del grande miniatore. Un individuo che, in vita, cede al peccato si irrigidisce invischiandosi sempre più nella propria angoscia fino a restare immobilizzato nel peccato dopo la morte. Il Purgatorio, quindi, come passaggio iniziatico dalla cristallizzazione al movimento , dal movimento alla Danza. Tutta questa seconda parte è affidata ad una sola danzatrice su scena.

La terza ed ultima parte, quella del Paradiso, vedrà coinvolti i vari artisti, in un epilogo denotato dal cambio dei colori e dalle atmosfere più serene, ma sempre con un monito severo: il ricordo del cammino percorso per giungere fin lì di cui Dante, protagonista di questo viaggio, si è assunto le pene e le gioie redentrici a nome e per contro nostro per indicare, in un anelito sopra terreno, la retta via.